Stati Uniti terra terra: la nomina di Neil Gorsuch alla Corte Suprema

Una breve (!) rassegna su tutto quello che interessa di Neil Gorsuch e della Corte Suprema, corredato di aneddoti divertenti.

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Neil Gorsuch, probabile futuro giudice della Corte Suprema. (The Associated Press)

Il 1 febbraio 2017 Donald Trump ha annunciato Neil Gorsuch come candidato giudice alla Corte Suprema, con una conferenza stampa da format televisivo. La nomina di Gorsuch segue un anno caratterizzato dallo stallo dei vertici politici e giudiziari. Il 13 febbraio 2016, infatti, il giudice conservatore Antonin Scalia è morto, lasciando vuoto un seggio che ricopriva da quasi trent’anni. Un mese dopo, Obama ha designato come successore il presidente della Corte d’Appello del District of Columbia, Merrick Garland. La nomina di Garland è rimasta però impantanata nei meandri del Senato, con la maggioranza repubblicana che si è persino rifiutata di discutere la proposta. La ragione addotta spiegava che si era in odore di elezioni e che per questo la scelta spettava al Presidente successivo. In pratica, il mandato presidenziale durerebbe tre anni anziché quattro. In ogni caso, lo stallo in Aula ha portato al blocco della Corte Suprema, che ha dovuto trattare numerosi importanti casi (come sulle politiche d’immigrazione in United States v. Texas) senza la possibilità di raggiungere una maggioranza e senza quindi decidere. È evidente che la nomina del nono giudice abbia quindi un impatto molto rilevante, ed è tutt’altro che inimmaginabile una spietata battaglia politica in Senato durante la conferma di Gorsuch.

corte suprema usa
I giudici della Corte Suprema nel 2010: dall’alto Sonia Sotomayor, Stephen Breyer, Samuel Alito, Elena Kagan, Clarence Thomas, il defunto Antonin Scalia, il Presidente John Roberts, Anthony Kennedy e Ruth Bader Ginsburg.

COME SONO NOMINATI I GIUDICI DELLA CORTE SUPREMA? – Per la concezione europea di magistratura, la nomina dei giudici federali (e non solo della Corte Suprema) statunitensi è un vero e proprio abominio. Mentre da questa parte dell’oceano si è abituati all’ingresso in magistratura tramite concorso, negli Stati Uniti e in altri ordinamenti di common law i giudici sono nominati dal potere esecutivo e ratificati dal legislativo. È questa la procedura descritta, in termini molto generici, dall’art. 2 della Costituzione statunitense. Alcune consuetudini hanno però introdotto una fase di consultazioni informali prima della designazione del candidato, discussioni che non sono però né vincolanti né obbligatorie. In particolare, ha una notevole rilevanza l’American Bar Association, uno degli ordini degli avvocati statunitensi, che esprime pareri non vincolanti sulle credenziali del potenziale giudice. Bush jr. ha criticato apertamente l’ABA, definendola (parafrasando) un covo di liberal e per questa ragione non ha seguito i pareri dell’associazione.

Oltre alle professioni legali, il Presidente consulta anche diversi esponenti politici. Un’importante voce in capitolo la hanno i leader di partito e il ministro di Giustizia, ma ancor più la hanno i senatori che devono ratificare la nomina. La legislatura della camera alta è più lunga di quella del presidente (sei anni contro quattro) e le elezioni parziali (ogni due anni viene rinnovato un terzo dei senatori) possono avere l’effetto di creare maggioranze politiche opposte. In questi casi, il Presidente deve necessariamente considerare la ratifica del Senato come non scontata, e sarà costretto a scegliere un candidato che non sia il suo preferito, ma più una sorta di meno peggio.  È evidente che la nomina dei giudici della Corte Suprema sia molto politicizzata da entrambe le parti e la scelta ricade più su comunanza ideologica che sul curriculum: Bush jr. designò Harriet Miers per sostituire Sandra Day O’Connor e persino i repubblicani denunciarono la nomina come legata alla sola lealtà al presidente. La Miers non arrivò neanche al voto in commissione e Bush jr. la sostituì con Samuel Alito.

L’ultimo paragrafo dell’opinione dissenziente del giudice Scalia su Obergefell v. Hodges.

COME FUNZIONA LA CORTE? – I nove giudici della Corte Suprema sono nominati a vita: un candidato giovane tende a essere malvisto dal partito opposto, perché potrebbe rimanere giudice molto a lungo e nel suo ruolo è in grado di influenzare le politiche pubbliche statunitensi per decenni. Altra stramberia per il lettore italiano è la non obbligatorietà di revisione delle sentenze delle corti inferiori. I giudici possono infatti decidere autonomamente quali casi ridiscutere e quali no: di norma sono affrontati appena ottanta casi all’anno. È quindi garantita una notevole discrezionalità. Ancora particolare è la presenza di opinioni concorrenti e dissenzienti. La Corte esprime la sua decisione su un caso, ma alcuni giudici possono dissentire nel merito del tutto o in parte e stilare una propria opinione personale. Questa personalizzazione rende più facile osservare le preferenze politiche del giudice. Da un punto di vista più faceto, alle volte si possono trovare veri e propri capolavori di cattiveria o di ironia, sia verso la legge, sia verso i colleghi. Celebre è, ad esempio, il caso dell’opinione dissenziente di Potter Stewart in Griswold v. Connecticut (1965), dove il giudice arguì che la legge in questione era costituzionale, ma che si trattasse comunque di una legge incommensurabilmente stupida. Altro meraviglioso esempio lo ha dato più di recente Elena Kagan in Yates v. United States, dove ha spiegato la natura fisica dei pesci citando un fumettista. La presenza di opinioni dissenzienti (e talvolta concorrenti) può impedire il raggiungimento della maggioranza, necessario per l’ottenimento della qualifica di precedente giudiziario. Talvolta la Corte può trovarsi in stallo, e in tal caso non esprimerà alcuna sentenza, mentre in altre situazioni l’opinione varrà soltanto nella questione in discussione.

Neil Gorsuch e Donald Trump durante la conferenza stampa di nomina.

CHI È NEIL GORSUCH? – Quarantanove anni e originario del Colorado, è giudice della decima Corte di Circuito (il tribunale d’appello per Colorado, Kansas, New Mexico, Oklahoma, Utah e Wyoming) dal 2006. Nominato da Bush jr., il Senato non pose alcuna riserva sulla sua nomina a giudice federale. Ha studiato ad Harvard ed è stato assistente di due giudici della Corte Suprema: Byron White e Anthony Kennedy, quest’ultimo tuttora in carica. Ha anche avuto incarichi governativi durante l’amministrazione Bush, presso il ministero di Giustizia.

Le sue posizioni politiche sono conservatrici come quelle del giudice Scalia, a cui è stato accomunato anche per lo stile di scrittura. È considerato un originalista: Gorsuch tende a interpretare la lettera costituzionale in base al significato che volevano dargli i padri fondatori, quindi non in maniera espansiva. In materia di diritto penale è fautore di regole strette e non è contrario alla pena di morte. Sui contenziosi di tipo economico, la sua storia professionale racconta la vicinanza alle imprese: prima della sua carriera giudiziaria, Gorsuch ha lavorato per dieci anni come avvocato di alcune grandi imprese private. Si è inoltre ripetutamente schierato a favore delle organizzazioni religiose. Sui temi di biopolitica, come l’aborto e il matrimonio gay, non ha mai espresso opinioni, anche se un libello sull’eutanasia potrebbe far pensare che abbia una posizione conservatrice. Questi temi sono importanti non solo perché sono la parte più rilevante della giudiziarizzazione della politica (concetto impronunciabile che definisce lo spostamento delle decisioni in materia di politiche pubbliche dal parlamento alle corti), ma anche perché sono sempre il punto più conteso nelle discussioni di conferma in Senato.

Robert Bork, nominato giudice della Corte Suprema da Reagan nel 1987. La maggioranza democratica in Senato respinse la sua nomina con un voto di 42 a 58.

LA CONFERMA DEL SENATO – Sarebbe sbagliato reputare la conferma della nomina presidenziale come un atto dovuto. Fino al 1986, almeno, la Camera alta tendeva a ratificare le nomine governative salvo grossi scandali: il contestato giudice Scalia fu approvato all’unanimità. Poi venne Robert Bork.

Corre l’anno 1987. L’ottantenne giudice Lewis Powell decide di dimettersi, dando la possibilità a Reagan di nominare il suo terzo magistrato dopo Sandra Day O’Connor e Antonin Scalia. Reagan propone il noto Robert Bork, allora giudice della Corte d’Appello del District of Columbia e con un passato come Procuratore Generale; già Nixon aveva pensato di nominarlo giudice della Corte Suprema.

I democratici, reduci da sei anni di legnate sui denti, sono riusciti nel frattempo a guadagnare la maggioranza al Senato durante le elezioni del 1986 e dichiarano guerra aperta a Reagan. Il problema è che Powell era il cd. swing vote della Corte Suprema: era il giudice più centrista, e tendeva a spostare la maggioranza da una parte all’altra. Vedere rinforzare la parte conservatrice della Corte Suprema era impensabile per i democratici, soprattutto nel corso del continuo dibattito sull’aborto, depenalizzato nel 1973 con Roe v. Wade ma tuttora messo in discussione. Le risposte di Bork durante le udienze pre-conferma e la sua presunta contrarietà all’aborto portano la pattuglia democratica della Commissione Giudiziaria, guidata da Joe Biden, a rifiutare la nomina presidenziale. Reagan però non si arrende, e si arriva al voto dell’Aula, che rifiutò di confermare la nomina. Reagan fece un altro tentativo con il 41enne Douglas Ginsburg, anche lui di sicura fede conservatrice, che però crollò sotto il peso dell’accusa di uso di marijuana durante gli anni Sessanta (e anche dopo). Reagan fu costretto a nominare un conservatore moderato come Anthony Kennedy, che fu confermato all’unanimità nel febbraio del 1988 e fu l’unico grosso scacco dato all’amministrazione Reagan.

Il giudice Anthony Kennedy, da oltre dieci anni lo swing vote della Corte Suprema.

LA NOMINA DI GORSUCH CAMBIERÀ L’ORIENTAMENTO DELLA CORTE SUPREMA? – Anche se si è sopra notato che vi è una parte più conservatrice e una più progressista della Corte, non è necessariamente vero che vi siano due blocchi in ogni singola decisione. Oltre ai casi di unanimità, è capitato spesso che giudici di sicura fede conservatrice o progressista si legassero all’altro campo. Questo è il caso di United States v. Virginia (1996, dove l’unica opinione dissidente apparteneva al giudice Scalia) o più recentemente nel caso Lockhart v. United States (2016), dove il giudice Sotomayor ha scritto l’opinione della Corte ed è stata appoggiata dai giudici conservatori; l’altra giudice progressista Elena Kagan ha scritto invece l’opinione dissidente su un caso che riguardava letteralmente la grammatica inglese.

Fatta questa premessa, le grida sul cambiamento di orientamento della Corte sono perlopiù infondate. Gorsuch sostituirà un giudice molto conservatore come Scalia e probabilmente ricoprirà lo stesso ruolo nei temi più controversi. Sarà sempre il giudice Kennedy a stabilire in che direzione andranno le decisioni, schierandosi a volte con la parte conservatrice, a volte con quella progressista.

È stato notato che la nomina di Gorsuch, ex assistente di Kennedy, potrebbe spingere quest’ultimo a schierarsi più spesso con i conservatori. Ma può veramente accadere? Il giudice Kennedy è stato l’ago della bilancia in due contestatissime decisioni sulle quote a favore delle minoranze etniche nelle università (cd. affirmative action: Fisher v. University of Texas, 2016) e soprattutto è stato uno dei giudici che ha salvato l’Obamacare dalla ghigliottina repubblicana (l’opinione della Corte è stata scritta dal giudice Roberts, anche lui appartenente allo schieramento conservatore). Sull’Obamacare è improbabile che Kennedy cambi idea, soprattutto considerando che non è l’unico giudice filo-repubblicano ad aver votato per il mantenimento della legge.

Per quanto riguarda i temi di biopolitica, è impossibile che Kennedy decida di schierarsi con i conservatori sui diritti LGBT: l’intera giurisprudenza della Corte suprema è stata scritta da lui nel corso degli ultimi venti anni, e Gorsuch non può avere il potere di modificare una giurisprudenza così consolidata nel giudice decisivo per gli equilibri. Tra l’altro, è improbabile che la Corte decida sul tema in base al principio dello stare decisis: almeno per i prossimi quindici anni il matrimonio gay non dovrebbe essere annullato in via giudiziale. Sul tema dell’aborto la questione è più controversa perché lo stesso Kennedy non è il più grande pro-choice della Corte. Tuttavia, si può immaginare che Gorsuch non riuscirà a portare Kennedy ad approvare un’opinione che superi apertamente Roe v. Wade. La ragione è la capitale sentenza Planned Parenthood v. Casey (1992), una sentenza raggiunta con l’improbabile maggioranza di 3-1-1-4 (la sentenza ha efficacia di precedente perché parti della sentenza hanno avuto appoggio da giudici diversi: si tratta in pratica di una sentenza a geometria variabile). Kennedy è l’autore dell’opinione di maggioranza assieme agli ex colleghi O’Connor e Souter e ha comunque mantenuto i principi definiti in Roe. I giudici tendono tra l’altro a difendere le proprie decisioni precedenti, come dimostrato dall’opinione concorrente di Sandra O’ Connor in Lawrence v. Texas (2003). In un caso sulle leggi anti-sodomia, la O’ Connor votò a favore dell’incostituzionalità di queste leggi e per il superamento del precedente di Bowers v. Hardwick (1986). Stilò tuttavia un’opinione concorrente che difese il suo parere favorevole a Bowers. Va ricordato che un suo collega, il giudice Powell, dichiarò nel 1990 di aver fatto la scelta sbagliata appoggiando la maggioranza di Bowers.

Chuck Schumer (leader dei Democratici al Senato) invita alla prudenza.

In ogni caso, la conferma in Senato di Gorsuch è molto probabile. Anche se si tratta di un giudice con credenziali professionali ottime, i democratici cercano vendetta per il trattamento riservato al loro candidato e sono intenzionati a bloccare l’inizio delle udienze di conferma, dove è richiesto il voto favorevole di 60 senatori e la maggioranza repubblicana ne ha soli 52. Trump ha già consigliato il ricorso allo “strumento nucleare”, una modifica del regolamento dell’Aula che permetterebbe di approvare l’inizio delle discussioni con la maggioranza semplice, ma i senatori repubblicani sono preoccupati che questo strumento gli si possa ritorcere contro nel prossimo futuro (qualora i democratici riguadagnassero il controllo dell’Aula). Tuttavia, se questo strumento venisse usato, Gorsuch potrebbe essere nominato col ridottissimo margine di 52 a 48, il più risicato dalla fine dell’Ottocento a oggi assieme a quello ottenuto da Clarence Thomas nel 1991. La speranza è che Gorsuch si riveli molto diverso sul piano giurisprudenziale e che partecipi di più ai lavori della Corte, visto che il giudice Thomas non è intervenuto in un’udienza preliminare per ben dieci anni.

 

Sono laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Roma - La Sapienza e in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna - Polo di Forlì. Sono fondatore di BunteKuh e sto studiando per un Master in Marketing, Comunicazione e Made in Italy del CSCI.

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