Il Gambia per tutti: la crisi politica del gennaio 2017

Il Gambia alla ricerca della democrazia: le conseguenze delle elezioni presidenziali del 2016 e del tentativo di colpo di stato dell'ex presidente Jammeh.

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Adama Barrow
Adama Barrow, neo-presidente del Gambia. (Marco Longari/AFP)

Sabato 18 febbraio 2017 verrà inaugurato il mandato di Adama Barrow, nuovo presidente del Gambia. Di norma in Occidente ci si interessa poco di quanto avviene nel continente africano (se non ci sono risorse naturali, ovviamente), ma in questo caso sono avvenute molte cose interessanti che hanno attirato l’interesse dei media internazionali. La prima è che Adama Barrow è il terzo presidente del paese in oltre cinquant’anni. La seconda è stata la possibile trasformazione del sogno dei cittadini in un incubo: l’ex presidente Jammeh, al potere da 22 anni, ha contestato il risultato delle elezioni e gridato ai brogli, cercando di impedire che venisse rimosso dal suo posto. La terza è stato l’intervento dell’ECOWAS, che con il bastone più che la carota ha convinto Jammeh ad andarsene in esilio in Guinea Equatoriale (non prima di essersi portato via le sue Rolls Royce e un’ingente quota del bilancio statale).

Se Cipro è uno scoglio in mezzo al mare, si potrebbe definire il Gambia come una striscia in mezzo al Senegal.

GEOGRAFIA, STORIA E POLITICA DEL GAMBIA – Vi viene risparmiata la ricerca su Wikipedia: il Gambia è un piccolo stato dell’Africa Occidentale, che è bagnato a ovest dall’Oceano Atlantico e sugli altri tre lati è circondato dal Senegal. È privo di risorse naturali che giustifichino l’interesse estero e la sua economia è fondata sul turismo, in particolare dai Paesi Bassi e dal Regno Unito. Da quest’ultimo Stato il paese ha dichiarato l’indipendenza nel 1965. Da allora i contatti politici con l’ex madrepatria si sono rarefatti, prima con la trasformazione del paese in repubblica e poi l’uscita dal Commonwealth annunciata nel 2013. È il secondo paese più piccolo in termini di popolazione (davanti alla Guinea Bissau) e il più povero in Africa Occidentale, il che rende ancora più sorprendente l’attenzione dei media.

A livello politico, il Gambia ha avuto solamente tre capi del governo: il primo, Dawda Yawara, è stato il leader politico che ha portato all’indipendenza gambiana. Studiò nel Regno Unito e iniziò i suoi passi alla guida del Paese nel 1962, tre anni prima dell’indipendenza. Lui e il suo movimento (Partito Popolare Progressista) dominarono la scena politica del paese per oltre trent’anni. Nel 1994, un colpo di stato militare portò al governo il 29enne generale Yahya Jammeh, che avrebbe governato lo stato con il suo pugno di ferro per ventidue anni.

In seguito al golpe fu emanata una nuova Costituzione nel 1997. La forma di governo è presidenziale: il Presidente della Repubblica è capo del governo ed è eletto direttamente dal popolo per cinque anni. Non vi è un limite massimo al numero di mandati di un singolo presidente. Tra l’altro è interessante notare che l’art. 61 rileva la necessità che il Presidente abbia almeno un diploma di scuola superiore. L’elezione del presidente avviene con formula maggioritaria a turno unico e, curiosamente, si vota inserendo una biglia nell’urna per il candidato presidente che si vuole votare.

Il potere legislativo è detenuto dall’Assemblea Nazionale, che è composta di 48 membri eletti dal popolo con sistema uninominale di tipo plurality e 5 deputati nominati dal Presidente stesso, una quota tutt’altro che indifferente in un Parlamento così piccolo. La legislatura dura cinque anni, ma le elezioni si tengono qualche mese dopo le presidenziali (in maniera non dissimile da quanto avviene in Francia).

Yahya Jammeh Gambia
Yahya Jammeh, ormai ex-Presidente del Gambia. (AFP)

I DUE SFIDANTI DEL 1 DICEMBRE – Jammeh, oggi 52enne, ha vinto quattro elezioni presidenziali consecutive, anche se almeno le ultime sono state contestate dalla comunità internazionale (Freedom House ha assegnato nel 2015 un punteggio aggregato pari a 6.0, definendo il Gambia come paese “non libero”). Musulmano convinto, ha cambiato denominazione al Paese, definendolo “Repubblica Islamica”, nel 2013. Il cambio di nome è stato immediatamente ripudiato dal suo successore. Oltre alla sua passione per le auto di lusso, Jammeh è noto per le sue discutibili opinioni sulla medicina moderna, in particolar modo sull’AIDS. Nel 2007 affermò di poter curare l’AIDS con dei prodigi erboristici di sua invenzione, in un continente dove l’AIDS assume un vero e proprio valore di epidemia. L’ex presidente è anche tristemente noto per la sua politica repressiva, in pieno stile “dittatore africano”: è stato accusato di aver causato la morte del giornalista di opposizione Deyda Hydara nel 2004. Certo è invece il suo ruolo nel ripristino della pena di morte nel paese dopo una moratoria di ben 28 anni. La sua posizione critica verso l’Occidente è dimostrata dall’uscita del Commonwealth e successivamente dal ritiro dalla Corte Penale Internazionale dell’Aia, accusata di essere un fantoccio dell’Occidente.

Adama Barrow, 51 anni, ha vissuto per alcuni anni a Londra, dove si è guadagnato da vivere come bodyguard. Scelto da una coalizione sostenuta dai partiti d’opposizione, non ha precedente esperienza politica e ha innestato la sua campagna elettorale su basi riformiste, criticando l’ex presidente e promuovendo riforme contro la corruzione e a favore della libertà di stampa. Per il suo governo ha scelto prigionieri politici come Ousainou Darboe, oggi ministro degli Esteri e leader del Partito Democratico Unito, a rimarcare la distanza dal suo predecessore. Tra i primi atti, oltre al rientro nel Commonwealth, Barrow ha cancellato l’uscita del paese dalla Corte Penale Internazionale.

counting votes in Gambia
Conteggio dei voti nelle elezioni presidenziali del 2006. (AFP)

UN MESE E MEZZO DI TENSIONI – Le elezioni del 1 dicembre non erano iniziate sotto i migliori auspici. Jammeh, infatti, aveva impedito l’uso di Internet e bloccato le chiamate internazionali nelle giornate precedenti al voto, un modo per bloccare influenze esterne che potessero nuocergli (e per dimostrare alla popolazione che non gli sarebbe convenuto votare contro di lui). Pare che il suo amichevole consiglio non sia stato seguito: Barrow ha vinto le elezioni con il 45,5%, mentre l’ex presidente si è fermato al 36,7%, perdendo peraltro in cinque circoscrizioni su sette. In molti temevano una rappresaglia di Jammeh, e per un primo periodo sono stati sorpresi dall’accettazione del risultato elettorale da parte dello sconfitto.

Lo stupore è durato però solo una settimana: il 10 dicembre Jammeh ha tenuto una conferenza stampa, dichiarando che c’erano stati dei brogli elettorali e rifiutandosi di lasciare il potere. Il voltafaccia di Jammeh ha indisposto notevolmente la comunità internazionale, soprattutto dopo che lo stesso presidente aveva parlato di elezioni libere. Tre giorni dopo la conferenza stampa, i leader di Nigeria, Liberia e Sierra Leone si sono recati in Gambia per convincere Jammeh a lasciare; allo stesso modo sono arrivate richieste (e minacce) dall’Unione Africana, dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Per un mese si è verificata una situazione di stallo, con crescenti pressioni su Jammeh all’avvicinarsi della fine del suo mandato (prevista per il 18 gennaio) e il presidente intenzionato a richiedere un nuovo voto alla Corte Suprema del Paese (en passant, da lui nominata).

Alla metà di gennaio, Barrow è scappato in Senegal per paura di attentati contro la sua persona; il 17, Jammeh ha fatto approvare dal Parlamento lo stato d’emergenza e una proroga del suo mandato fino ad Aprile. Il giorno successivo, Barrow ha giurato come Presidente in Senegal, rilevando l’appoggio delle potenze straniere verso la sua figura.

Il colpo di mano dell’ormai ex presidente ha portato all’intervento ONU e dell’ECOWAS, l’organizzazione economica regionale dell’Africa Occidentale. Il Consiglio di Sicurezza ONU ha emanato la Risoluzione 2337, richiedendo ai Paesi ECOWAS di perseguire modalità politiche e non militari per assicurare la fine del regime di Jammeh. Dopo aver imposto una deadline per le ore 12 del 19 gennaio, le truppe senegalesi sono entrate nel Paese, occupando il paese natale di Jammeh e rimanendo in attesa di sviluppi politici; allo stesso modo, la marina nigeriana ha bloccato l’accesso navale al Paese. Due lunghissimi giorni dopo, Jammeh è partito per l’esilio, prima in Guinea, poi in Guinea Equatoriale, dove il Presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo è al potere dal 1979. Un esilio di lusso, vista la razzia delle casse statali e le già citate Rolls-Royce.

Sono laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università di Roma - La Sapienza e in Scienze Internazionali e Diplomatiche all'Università di Bologna - Polo di Forlì. Sono fondatore di BunteKuh e sto studiando per un Master in Marketing, Comunicazione e Made in Italy del CSCI.

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