La Costituzione della Repubblica Romana

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La bandiera della Repubblica Romana.

Roma, 4 luglio 1849: la Città Eterna soccombe all’assedio francese che riporta al potere Pio IX, ponendo fine alla neonata Repubblica Romana, nata solo quattro mesi prima in febbraio. Nonostante la sua breve durata possa far pensare ad uno Stato regionale di poca importanza, nato dai moti popolari del 1848, in realtà in quel breve lasso di tempo vi fu il più alto esperimento democratico dell’intero Risorgimento italiano, di cui fecero parte molte delle sue figure più eminenti.

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“Proclamazione della Repubblica Romana”, stamperia Rossetti (1861).

LA REPUBBLICA ROMANA – Dopo mesi di rivolte popolari, Pio IX fugge da Roma nella notte del 24 novembre 1848, vestito come un borghese qualunque. La crisi politica che si aprì con la fuga del pontefice si risolse infine il 29 dicembre quando la Giunta, che aveva da poco preso il potere esautorando il governo pontificio, indisse per le giornate del 21-22 gennaio 1849 l’elezione, con suffragio universale, di duecento deputati per formare un’Assemblea Costituente, la cui prima seduta si sarebbe tenuta il 5 febbraio. In pochi mesi lo Stato europeo più arretrato era di colpo diventato il protagonista di un esperimento democratico tra i più all’avanguardia dell’Europa rivoluzionaria del biennio ’48-’49.

Alla prima seduta il Papa venne ufficialmente destituito da tutte le sue funzioni temporali, vedendosi garantita però la piena libertà per quelle spirituali. Ciò che fece veramente scalpore, però, non fu la fine dello Stato Pontificio in sé, ma l’obiettivo che l’Assemblea si diede: la forma di governo dello Stato romano sarebbe stata la democrazia pura.

Nel frattempo Pio IX, ritiratosi a Gaeta sotto la protezione del Regno delle Due Sicilie, si appellò a tutte le grandi potenze cattoliche affinché ponessero fine all’insurrezione e ripristinassero il suo regno. La richiesta fu timidamente declinata dall’Austria, impossibilitata ad intervenire per non rischiare di rompere l’armistizio di recente stipulato con i Savoia, ma fu accolta con entusiasmo da Luigi Bonaparte (il futuro Napoleone III), che inviò un grosso contingente del suo esercito per porre sotto assedio l’Urbe.

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Giuseppe Garibaldi, Nino Bixio e Andrea Aguyar durante la difesa di Roma. Illustrazione di George Housmans Thomas, Illustrated London News, 21 luglio 1849.

TRIUMVIRATO, VITTORIA E SCONFITTA – La minaccia francese frenò però i lavori per la costituzione della Repubblica Romana. Per fronteggiare la crisi fu nominato un triumvirato plenipotenziario – a distanza di 1910 anni dall’ultimo – composto da Aurelio Saffi, Carlo Armellini e Giuseppe Mazzini. Il corpo militare formato da volontari che difendeva la Repubblica Romana era invece guidato da Giuseppe Garibaldi. Il primo tentativo di assedio da parte dei francesi (30 aprile 1849) si concluse in una disfatta clamorosa dei transalpini, grazie all’eroismo della popolazione e dell’Esercito “romano”, aiutato dal decisivo apporto di 600 bersaglieri lombardi guidati da Luciano Manara.

La giornata del 30 aprile dimostrò che il popolo era con i repubblicani, ma soprattutto diede vigore ad una causa italiana data ormai per morta dopo la battaglia di Novara, in cui l’esercito austriaco sconfisse duramente quello piemontese, mostrando come ancora si potesse combattere e vincere contro gli invasori stranieri.

Il successo illuse Mazzini di poter stipulare una tregua con Luigi Bonaparte, che però reagì con fermezza inviando ulteriori 30mila uomini nel Lazio. Essi, il 3 giugno, attaccarono la futura capitale d’Italia. Obiettivo dell’offensiva era la conquista del Gianicolo, dove i volontari guidati da Garibaldi riuscirono solo parzialmente a fermare i Francesi; nella battaglia fu ferito a morte Goffredo Mameli. L’eroica resistenza dei Romani durò per tutto il mese di giugno; il 30, per l’appunto, il governo della Repubblica Romana si arrese con la condizione di una tregua di tre giorni per preparare la resa definitiva.

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La Costituzione della Repubblica Romana (particolare). (repubblicaromana-1849.it)

UNA COSTITUZIONE ALL’AVANGUARDIA – La tregua (che non fu mai firmata da Mazzini e gli altri due membri del triumvirato, ma da uno nuovo creato apposta per trattare la pace con i Francesi), non servì soltanto per raccogliere i morti, soccorrere i feriti e permettere a Garibaldi di fuggire con chiunque volesse continuare la lotta; essa permise anche di promulgare, il 3 luglio 1849, la Costituzione della Repubblica Romana, la cui elaborazione era cominciata a partire dal 17 aprile. Anche se il giorno dopo la città sarebbe caduta in mano francese, con conseguente restaurazione dello Stato Pontificio (Pio IX tornerà a Roma il 12 aprile 1850), l’Assemblea Costituente volle lo stesso portare a termine il lavoro per cui tanti italiani avevano dato la propria vita, ed attraverso il quale i suoi ideali sarebbero vissuti in eterno, come scrisse Mazzini in una lettera aperta ai romani.

La Costituzione era breve – solo sessantanove articoli – e scritta in maniera chiara e concisa. La sovranità sarebbe appartenuta al popolo sotto la forma di una repubblica democratica a suffragio universale maschile, pur non vietando ufficialmente il voto alle donne. I principi di base – ispirati a quelli della Francia rivoluzionaria del 1793 – erano l’uguaglianza, la fraternità e la libertà, soprattutto quella religiosa. La religione cattolica perdeva ogni privilegio relativo all’esercizio dei diritti civili e politici, in quanto la Repubblica avrebbe garantito una – seppur parziale – libertà di culto.

Non solo: la Costituzione garantiva l’istituzione del matrimonio civile, ed abrogò la norma pontificia secondo la quale le donne ed i loro discendenti erano esclusi dalla successione familiare. Altre conquiste sarebbero state l’abolizione della censura, la libertà d’opinione, la riforma agraria e il diritto alla casa attraverso la confisca dei beni ecclesiastici. La Repubblica avrebbe inoltre abolito, oltre alla leva obbligatoria, la pena di morte e la tortura, diventando così il secondo Stato al mondo a farlo dopo il Granducato di Toscana.

Al pari della costituzione democratica della Francia del 1793, essa non poté mai essere attuata, in quanto la reazione pontificia eliminò ogni sua riforma. Il suo valore però, oltre a costituire il punto più alto di tutto il pensiero risorgimentale e l’espressione più alta del mazzinianesimo, fu senza dubbio quello di ispirare – praticamente un secolo dopo – la Costituzione della Repubblica Italiana del 1948 e non solo, perché si può notare benissimo come gran parte delle costituzioni degli Stati occidentali abbia preso questo Statuto come base. Non male per una Repubblica nata dai moti rivoluzionari del ’48, nel Paese più arretrato d’Europa, e durata meno di cinque mesi.

Fonti cartacee:

  • G. Sabbatucci – V. Vidotto, Il mondo contemporaneo. Dal 1848 ad oggi, Edizioni Laterza, 2008, p. 15.

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