Insospettabili? Storia dei gay di estrema destra

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Ernst Röhm e Adolf Hitler. (AKG)

Frau Alice Weidel, una signora bionda con un passato da manager e i tratti arcigni della signorina Rottermeier, è riuscita nell’impresa di far entrare l’Afd nel Parlamento tedesco. L’Afd è un partito populista, i cui candidati vogliono uscire dall’euro, cacciare gli immigrati e criticano apertamente la costruzione di monumenti alle vittime del nazismo nel cuore di Berlino. Pur essendo alla guida di un partito conservatore, Alice Weidel ha una vita privata tutt’altro che tradizionale: gay dichiarata, ha sposato la sua compagna Sarah e insieme crescono due bambini in una cittadina sul Lago di Costanza.

A chi le ha fatto notare una presunta incoerenza, la Weidel ha replicato secca: “Non sono dell’Afd nonostante sia lesbica. Lo sono perché sono lesbica.” La Weidel ritiene, infatti, che il maggior pericolo per le persone LGBT provenga oggi dagli islamici e dall’omofobia di molti appartenenti a questa religione. D’altronde – fa notare ancora – è un pensiero che si sta diffondendo sempre di più fra gli LGBT dell’Europa centrale e settentrionale.

Se in Italia appare difficile (per ora) pensare ad una lesbica o ad un gay dichiarato alla guida di un partito di destra, in Germania non solo ciò avviene, ma la persona in questione ottiene anche il gradimento della base e degli elettori. Insomma, in Europa anche l’elettore di destra non ha problemi a votare una donna omosessuale sposata con figli.

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“Qui è giusto!” – L’Eldorado, uno dei locali gay-friendly di Berlino nel 1932. (Bundesarchiv)

I GAY E IL NAZISMO – In pochi sanno che, in realtà, la Germania ha una tradizione di omosessuali appartenenti alla destra che viene da lontano. Alla fine del XIX secolo Berlino era la città più aperta d’Europa. Malgrado fosse proibito, la polizia era più tollerante che altrove e fiorivano bar, locali, luoghi di aggregazione dove si poteva corteggiare un soldato o uno studente per una notte, e persino i primi embrioni del futuro movimento di liberazione omosessuale. In Francia, per ripicca, l’omosessualità era chiamata “vizio tedesco”.

Il regime nazista pose fine a questo clima gaio e libertario, ma il nazismo delle origini ebbe diversi esponenti dichiaratamente gay. Il più celebre di questi è senza dubbio Ernst Röhm. Röhm ricoprì un ruolo importantissimo nell’ascesa del nazismo ed era l’unico con il permesso di dare del “tu” a Hitler. Röhm fondò e organizzò le SA (Sturmabteilung), il braccio armato del partito nazional-socialista, responsabile delle violenze contro i nemici di Hitler. Queste ebbero un ruolo determinante durante gli anni dell’agonia della Repubblica di Weimar, contribuendo a tenere alta la tensione nel Paese.

Nelle SA abbondavano i militi gay e una parte di loro guardava con nostalgia al Battaglione Sacro di Tebe, composto esclusivamente da soldati-amanti gay. Diversi intellettuali omosessuali – fra cui Hans Blüher e Karl-Günther Heimsothelaborarono in chiave omoerotica il mito della razza ariana: l’uomo biondo, forte, valoroso, muscoloso e con occhi azzurri profondi come il mare diventa un modello che fa bagnare questi scrittori. La cosa, ovviamente, non si esaurisce alla mera eccitazione: l’omosessualità diventa un’arma in più per costruire un esercito forte: leader carismatici attirano a sé giovani pronti a combattere e rafforzano questo legame con l’amore e con il sesso. In questo senso, il sesso permette ai soldati di essere una cosa sola e affrontare a testa alta la battaglia.

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Kurt Daluege, Heinrich Himmler e Ernst Röhm, nell’agosto 1933. (Bundesarchiv)

Gli antinazisti usarono addirittura la questione per denigrare il nascente movimento, perché l’omofobia è un vecchio vizio e lo era ancor di più in quegli anni. Il giornale sovietico e comunista Pravda scriveva: “Nei paesi fascisti, l’omosessualità, rovinosa per la gioventù, fiorisce impunemente… Facciamo sparire tutti gli omosessuali e sparirà il fascismo!”

La Notte dei lunghi coltelli, nel giugno 1934, spazzò via tutto questo. Röhm e i vertici delle SA, ormai sgraditi a Hitler e considerati un ostacolo per il consolidamento del suo potere, furono trucidati e uccisi dai nazisti insieme a numerosi oppositori del regime. Il regime accusò apertamente Röhm per il suo orientamento sessuale, e dopo la sua morte iniziò la graduale e sistematica persecuzione degli omosessuali. I locali della Berlino libertaria furono chiusi, i gay dapprima rinchiusi negli ospedali psichiatrici e poi nei campi di concentramento. Oggi, nel cuore della capitale tedesca sorge un monumento dedicato agli omosessuali uccisi durante la dittatura hitleriana.

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Gabriele D’Annunzio con gli Arditi a Fiume, nel 1919. (Wikipedia)

LA TOLLERANZA A FIUME – In Italia il fascismo non fu certo tenero con gli omosessuali, e ancora oggi le formazioni d’ispirazione fascista sono fra quelle più fanaticamente attive contro la concessione di spazi e diritti ad essi. Ma, come nel nazismo delle origini, anche agli albori del fascismo vi furono spazi per l’amore gay, e alcuni omosessuali si vestirono delle prime camicie nere attratti dal mito degli antichi e muscolosi romani che dominavano (anche sessualmente) il mondo.

In Italia, tuttavia, mancava completamente la riflessione intellettuale che esisteva in Germania, rispetto alla quale non esisteva niente di paragonabile. Il nostro Paese era comunque considerato fra i più tolleranti nell’Europa dell’epoca: già nel 1892 era stata depenalizzata l’omosessualità e tutto si basava sul principio del don’t ask, don’t tell. Ovvero fai ciò che vuoi, se puoi evita, ma, se proprio non riesci, agisci purché nessuno la sappia. I gay vivevano liberi, avevano le loro relazioni e stavano in pace purché tutto, appunto, fosse nascosto. Per anni, in Italia, anche durante il governo di Mussolini, non furono varate leggi contro i gay perché le si ritenevano superflue. L’omosessualità era considerata un vizio che riguardava una minoranza sparuta di persone e quindi non era necessario sanzionarla.

Ci fu un momento, però, in cui la questione uscì allo scoperto: fu durante l’impresa di Fiume, quando nel 1919 lo scrittore Gabriele D’Annunzio invase e occupò militarmente la città portuale oggi croata. A Fiume le milizie dannunziane presero il potere e instaurarono un regime libertario e tollerante. La Costituzione di Fiume riconobbe la libertà di vivere secondo il proprio orientamento sessuale e nel piccolo Stato molti “arditi”, i soldati del poeta, pattugliavano la città tenendosi mano nella mano “come i soldati di Pericle”. Tutti i tabù a Fiume si ruppero e la città diventò rifugio di gay e bisessuali finché non fu ripresa dall’Esercito italiano, nel Natale di sangue del 1920.

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Pim Fortuyn, personaggio peculiare della politica olandese, fu xenofobo, islamofobo, cattolico e gay. Fu ucciso da un estremista animalista nel 2002. (AP/Serge Ligtenberg)

NON CASI ISOLATI, MA UN FENOMENO INEVITABILE – Le esperienze storiche che qui abbiamo raccontato sono solo esempi eclatanti di un filone che, comunque, ha continuato ad esistere sottotraccia fino ai giorni d’oggi. D’altronde, l’orientamento sessuale non è una scelta. Dunque è inevitabile che la presenza di omosessuali si riscontri anche nelle realtà omofobe: la maggior parte reagisce con il rifiuto di se stessi, con una vita nascosta, oppure abbandonando quella realtà. Altri invece provano a rielaborare e a conciliare l’essere gay con il loro essere appartenenti a quella realtà. In tutta la storia dell’estrema destra si trovano quindi personalità che hanno provato a far conciliare ciò che apparentemente era inconciliabile.

Man mano che la società diventa sempre più giusta sotto questo punto di vista, anche a destra l’omosessualità diventa sempre più accettata, sebbene molte formazioni abbiano ancora posizioni contrarie o ambigue sul tema dei diritti civili. Alice Weidel non è un caso isolato. Pim Fortuyn, nei Paesi Bassi, era gay e fondò un partito nazionalista che si oppose all’immigrazione islamica definendo l’Islam un pericolo per la società tollerante olandese, e in particolar modo per la comunità LGBT. Per non dimenticare i numerosi consiglieri politici di Marine Le Pen, in Francia, come Florian Philippot suo vicepresidente e Sébastien Chenu suo portavoce, entrambi omosessuali. I sondaggi indicano in crescita il consenso dei gay e delle lesbiche verso i partiti che promettono il contenimento dell’immigrazione e la lotta all’Islam radicale.

Sono nato nel 1990, laureato in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma. Ho scritto per giornali locali e nazionali fra cui Donna Moderna, Linkiesta, Next Quotidiano e altri.

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