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È ormai trascorso quasi un anno dalla nomina di Rex Tillerson alla carica di Segretario di Stato americano. Solo un mese fa ci si aspettava che l’ex CEO di ExxonMobil e 24esimo uomo più potente del mondo, voluto al suo fianco da Donald Trump e poi da quest’ultimo parzialmente rinnegato, presentasse a breve le proprie dimissioni dopo dodici mesi non esaltanti a livello amministrativo.

Al contrario, è probabilmente solo ora che Tillerson mostrerà la reale natura del suo ruolo: è infatti in scadenza la lettera di “impegno etico” da questi presentata poco prima della nomina. Ciò rischia di incidere enormemente sull’esercizio delle sue funzioni, con il rischio – paventato da alcuni già prima della confirmation al Senato – che Tillerson possa diventare Secretary of State non per gli Stati Uniti, ma per ExxonMobil.

tillerson exxon

(CNN)

LETTERE E BUONUSCITE: THE TIES THAT BIND – Due cose hanno inquietato l’opinione pubblica americana e internazionale su un Rex Tillerson in veste di Segretario di Stato: in primo luogo i suoi legami personali con la Russia di Putin; in secondo luogo la possibilità di conflitto di interessi visto il suo impiego appena precedente, a capo della più grande multinazionale del mondo nel settore energetico, ExxonMobil, con un fatturato annuo di 218 miliardi di dollari e produttrice del 2% dell’energia mondiale.

Inevitabili, quindi, i dubbi sulla capacità di Tillerson di restare imparziale in un ruolo che l’avrebbe spesso posto di fronte a decisioni passibili di influenzare più o meno direttamente gli affari mondiali di ExxonMobil. L’ex CEO decise, appunto, di divenire “ex” tale per mettere a tacere le più insistenti voci che anticipavano un ovvio conflitto tra il pubblico interesse americano e quello, privato, della sua azienda.

Ma già il severance package, la buonuscita ricevuta da Tillerson in seguito alle sue dimissioni, fece discutere: si parla di 180 milioni di dollari, la cui erogazione è strutturata in modo da permettergli di “evitare” 71 milioni in tasse federali. Gli esperti si divisero tra chi elogiava una tale somma come garanzia di imparzialità e chi, viceversa, la considerava alla stregua di una maxi-tangente da parte dell’azienda.

Inoltre, Tillerson concordò con ExxonMobil una rinuncia alle proprie azioni presso la multinazionale in cambio di un profitto periodico fisso, su base decennale: vale a dire, ogni decisione politica compiuta da Tillerson e volta a favorire l’azienda non gli procurerebbe una differenza in termini di guadagno diretto entro i prossimi dieci anni.

Ma è un altro l’atto più importante tra Tillerson ed ExxonMobil relativamente alla nuova vita politica del businessman: sempre nello stesso frangente, il 3 gennaio 2017, Tillerson sottoscrisse una lettera di “impegno etico”, con la quale affermava la propria rinuncia a operare come Segretario di Stato in contesti di cui ExxonMobil fosse una parte diretta o indiretta, o che influenzassero direttamente le attività dell’azienda. Tutto questo per la durata di un anno, appena conclusosi, nonostante la carica di Rex Tillerson ne duri altri tre. Solo ora, quindi, si può realmente verificare se Tillerson opererà come Secretary of State per i cittadini statunitensi, o per l’industria del petrolio e del gas.

tillerson trump

Trump e Tillerson il 1 febbraio 2017, durante la nomina di quest’ultimo. (AP Photo/Carolyn Kaster)

UN’ANNATA NON PROPRIO CONVINCENTE – Già nel corso del 2017, il rendimento di Tillerson in veste di Segretario di Stato è stato altalenante sia in termini di etica che di efficacia. Un primo, rilevante caso in cui la sua recusation da affari che coinvolgessero ExxonMobil è stata rispettata riguarda il prolungamento della pipeline Keystone XL: l’azienda ha infatti interessi diretti sugli appezzamenti canadesi dai quali è estratto il greggio passante per l’oleodotto. Tillerson si è pertanto sollevato da qualunque intervento in merito alla questione all’inizio di febbraio 2017.

Diverso il caso riguardante le sanzioni alla Russia: oltre ad essere grande amico personale di Vladimir Putin, Tillerson – da CEO – ha predisposto nel 2014 una joint venture di estrazione petrolifera tra la sua ExxonMobil e la Rosneft di Igor Sechin, il “secondo uomo più potente di Russia”. Gli accordi in questione sono stati congelati dalla prima imposizione di sanzioni al Paese da parte dell’amministrazione Obama, all’epoca definite “fondamentalmente ingiuste” da Tillerson. Lo scorso luglio, ExxonMobil ha fatto causa al governo americano in quanto parte lesa dalle sanzioni, stavolta giudicate “illegali” e “capricciose”. L’Office of Foreign Assets Control statunitense, incaricato di occuparsi della vicenda, ha ritenuto opportuno non consultare Tillerson prima che questi potesse effettivamente decidere se tirarsene fuori o meno.

Un episodio negativo riguarda invece la visita ufficiale di Trump e Tillerson in Arabia Saudita, avvenuta a maggio 2017. Tra i due Paesi risultò un accordo di vendita di armi del valore di 350 miliardi, ma non fu l’unica stretta di mano avvenuta nel frangente. Emerse, infatti, che sia il Presidente che il Segretario di Stato avevano presenziato, nella stessa sede, alla firma di un accordo tra ExxonMobil e SABIC (Saudi Arabia Basic Industries Corporation), del valore di 10 miliardi di dollari e relativo a una raffineria di gas naturale in Texas. La presenza di Tillerson e di un Trump “in seconda fila” alla cerimonia ha sollevato polemiche in quanto violazione della lettera di impegno etico. Il caso, oltretutto, riguarda quella che sarà la più grande raffineria del mondo dedita alla pratica del fracking: l’intera vicenda mette fortemente in discussione la posizione di Tillerson riguardo un tema che, negli Stati Uniti come altrove, è spesso e volentieri fonte di polemica rispetto alle preoccupazioni ambientali.

E, proprio in merito all’ambiente, è impossibile non citare il tradizionale “negazionismo” di Tillerson per quanto concerne il riscaldamento globale. Ciò è particolarmente rilevante in seno all’investigazione portata avanti dal procuratore di New York Eric Schneiderman, che accusa l’azienda di aver nascosto fin dagli anni Settanta la propria conoscenza dei rischi climatici causati dall’inquinamento. C’è da sperare che Tillerson non costituisca una spada di Damocle riguardo l’indagine in corso, dato che rimane una parte rilevante della stessa: già Segretario di Stato, infatti, avrebbe scambiato con ExxonMobil una mole consistente di e-mail riguardo la vicenda clima sotto il falso nome di Wayne Tracker. Il tutto, ovviamente, risulta anche più grave alla luce dell’abbandono degli accordi di Parigi voluto quest’anno dall’amministrazione Trump.

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(Bloomberg)

I PROSSIMI TRE ANNI E GLI INTERESSI DI EXXONMOBIL – In sostanza, è stato un anno controverso già dietro lo scudo della lettera di impegno etico, che ora decadrà. Esistono diversi contesti rispetto ai quali Tillerson potrebbe ora rendersi protagonista di un conflitto di interessi più o meno definito, poiché interessanti per la sua “vecchia famiglia”. Questi riguardano principalmente il favoreggiamento o il vero proprio “sblocco” di accordi internazionali coinvolgenti ExxonMobil, per non parlare dei possibili assestamenti delle policy estere statunitensi in favore dell’azienda.

ExxonMobil, come si può facilmente intuire, dispone di fortissimi interessi non solo in Russia o in Arabia Saudita – dove la posizione di Tillerson può essere rilevante in merito al sanguinoso conflitto con lo Yemen – ma anche nel resto del Medio Oriente: un esempio politicamente teso può essere il Kurdistan iracheno, dove l’azienda ha in ballo affari non di poco conto.

Altrove nel mondo, la multinazionale è stata spesso accusata di favorire violazioni dei diritti umani da parte dei governi locali, relativamente alle attività economiche o produttive di cui è parte sul territorio: è il caso dell’Indonesia, dove si sono verificati abusi di potere da parte di militari incaricati di proteggere gli stabilimenti dell’azienda; o ancora della Guinea Equatoriale, dove l’azienda è stata accusata di favorire l’aumento della povertà e la violazione dei diritti umani; o in Nigeria, dove gli attacchi delle milizie islamiste a siti Exxon potrebbero condurre il gigante petrolifero a sperare in un intervento militare nell’area.

Ma non solo: già sotto il segretariato di Hillary Clinton, ExxonMobil ha ricevuto controversi trattamenti di favore riguardo lo sblocco di trattative che necessitavano approvazione federale: la Clinton aiutò l’azienda in tal senso in tre casi relativi ad accordi in Russia, Germania ed Indonesia. Casi simili, in cui il beneplacito del governo federale potrebbe favorire ExxonMobil nel concludere o attuare affari nel mondo, includono il Messico e la Guyana.

Ma sono davvero troppi per essere citati tutti: data la sua natura, la compagnia fu-di Tillerson dispone di interessi enormi in tutto il globo, che l’attività del Segretario di Stato in carica ha già intersecato nel corso di quest’anno e, per forza di cose, toccherà ora in modo maggiore. Senza nemmeno un (auto)controllo etico in merito a simili questioni, il buon senso è lasciato all’opinione pubblica e al controllo che questa deve operare nei confronti di un’amministrazione Trump già sotto i riflettori del mondo.

Sono laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università La Sapienza e in Informazione, Comunicazione ed Editoria all’Università di Tor Vergata. Sono fondatore e direttore editoriale di Bunte Kuh, oltre che autore e responsabile tecnico per theWise Magazine.

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