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In Umbria si trova una cittadina curiosa: la parte antica si allunga sopra quella che gli abitanti chiamano Rupe, con l’iniziale maiuscola, una collina schiacciata che vista dalla valle sembra un grosso scatolone ovale piazzato lì da mano umana. E invece sono stati i venti e le piogge, millenni di venti e millenni di acqua a plasmare la Rupe in quel modo: i fianchi della Rupe, plasmati da tanti anni di duro lavoro, sono lisci e ripidi e precipitano ad angolo retto nella vallata. Anche chi non soffre di vertigini avrebbe paura di sporgersi troppo dalla Rupe, di guardare di sotto dove c’è la parte moderna della città con i supermercati, la stazione e l’autostrada.

Luca S. era pugliese e la vita lo aveva trascinato fino a quella cittadina medievale. Voleva diventare sacerdote ma veniva espulso regolarmente dai seminari che frequentava. Da Molfetta era passato nelle Marche, poi a Roma e infine era giunto sulle dolci colline dell’Umbria, dove il vescovo locale si era interessato al suo caso e gli aveva affidato via via una serie di incarichi nelle parrocchie dei paesini della zona. Poi lo aveva nominato suo segretario e aveva deciso che ormai era pronto e poteva diventare sacerdote.

Ma pochi giorni prima dell’ordinazione dal Vaticano arrivò uno stop imprevisto: “Non ordinate quel ragazzo”. I motivi non furono mai resi noti, neppure al povero Luca che travolto da quell’ennesimo rifiuto è salito sulla Rupe e si è lanciato nel vuoto. Poco dopo anche il vescovo che avrebbe voluto ordinarlo dovette dimettersi. Le ragioni ufficiali rimangono misteriose: si parla di un amore, delle amicizie del ragazzo, ma tra gli abitanti del luogo vi fu chi sostenne che la vera ragione del niet fosse la presunta omosessualità del giovane Luca. In The Young Pope, la serie tv di Paolo Sorrentino, un giovane diacono si suicida lanciandosi dalla Cupola di San Pietro. Anche a lui veniva negato il sacerdozio perché sospettato di omosessualità, senza esserlo davvero.

charamsa eduard gay chiesa

Monsignor Krzysztof Charamsa con il compagno Eduard. (Afp)

LA POSIZIONE PAPALE E LA LOBBY GAY – Un documento del 2005, firmato da Benedetto XVI, stabilisce esplicitamente che le persone omosessuali non possano essere ammesse al sacerdozio. Secondo la Chiesa un gay “si trova in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donnee ordinare persone con “tendenze omosessuali profondamente radicate” potrebbe generare “conseguenze negative che non sono affatto da trascurare”. Porte sbarrate dunque a chi è omosessuale, e il sospetto di omosessualità è sufficiente per spingere a negare l’ordinazione di un seminarista. O meglio a rimandare, perché (sta scritto nello stesso documento) se l’omosessualità è solo transitoria, il ragazzo può accedere agli Ordini sacri nel momento in cui questa fase sarà terminata.

Sono frasi surreali, che vanno in direzione radicalmente contraria alle indicazioni della psicologia e della sessuologia, ma cathedra mea regulae meae – a casa sua ognuno decide da sé come regolarsi. Ma in un mondo che, almeno in Occidente, conosce una graduale liberalizzazione dell’orientamento sessuale, tanto che ormai anche paesi conservatori hanno eletto democraticamente dei leader gay o lesbiche (vedi Irlanda o Serbia), nella Chiesa Cattolica l’essere gay continua ad essere motivo di imbarazzo e pudore, a fornire spunto per trame intricate e materiale per scoop giornalistici. Anzi, nonostante le severe disposizioni di Ratzinger, l’unico Stato al mondo dove è accertata l’esistenza di una lobby gay è proprio la Città del Vaticano.

L’esistenza di questa lobby gay, a lungo negata, ha contribuito a generare lo scandalo Vatileaks che a sua volta ha accelerato le dimissioni di Benedetto XVI. Essa costituisce un blocco di potere all’interno del piccolo regno, costituito da sacerdoti, vescovi e laici che hanno fra loro relazioni di natura sessuale e sfruttando queste relazioni riescono ad ottenere promozioni, nomine, aumenti di stipendio e così via. Papa Francesco ha confermato l’esistenza della lobby e ha assicurato che aveva messo in campo ogni strumento possibile per annientarla, in genere allontanando da Roma i personaggi coinvolti, ma le inchieste giornalistiche hanno affermato al contrario che la lobby è ancora forte e potente.

Accanto a chi usa l’omosessualità come strumento per accrescere il proprio potere, si affianca un esercito di gay in talare che tenta di conciliare la propria vocazione con la propria natura. Non esistono statistiche sul fenomeno, né dati o ricerche ufficiali. Ogni tanto qualcosa affiora sulle cronache dei giornali: come quando alla vigilia del Sinodo della Famiglia, con i prelati più importanti del mondo convocati in Vaticano, esce una notizia bomba. Monsignor Charamsa, teologo che lavorava alla Congregazione per la Dottrina della Fede, rivela al mondo di essere omosessuale e di voler iniziare una relazione alla luce del sole col compagno catalano.

young pope gay chiesa

Fotogramma dalla serie di Paolo Sorrentino “The Young Pope” (2016), con Jude Law.

DUE PESI E DUE MISURE – Altre volte, più prosaicamente, emergono storie come quelle di monsignori beccati in una sauna o nei viali della prostituzione maschile, seminari chiusi perché gli allievi bazzicavano troppo Grindr, l’app di incontri per soli maschi, vescovi improvvisamente rimossi perché ricevono eredità imbarazzanti dai loro compagni, guardie svizzere che in televisione raccontano di amori segreti per fare carriera. Scandali che talvolta turbano intere diocesi dove si scoprono veri e propri sistemi fondati sull’omosessualità, dove il vescovo è a capo di una rete di amanti. Ogni volta il Vaticano interviene, nel silenzio e nell’imbarazzo, per ricucire e rattoppare situazioni che scandalizzano i fedeli e fanno sghignazzare gli infedeli.

E lontano da Roma le cose non cambiano poi più di tanto. Esiste una rete sotterranea di sacerdoti che vivono di nascosto la loro sessualità, che cercano incontri fugaci o anche l’amore. Ogni sacerdote gay vive la cosa a modo suo ma rimane la sensazione complessiva di un’esistenza spezzata a metà, di vite divise fra ciò che sono e ciò che devono essere, fra i piaceri della carne e i doveri della religione.

Fonti cartacee:

  • Gianluigi Nuzzi, Peccato originale, Chiare Lettere, 2017.

Sono nato nel 1990, laureato in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma. Ho scritto per giornali locali e nazionali fra cui Donna Moderna, Linkiesta, Next Quotidiano e altri.

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