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Chi vincerà le elezioni politiche del prossimo 4 marzo? O più precisamente, ragionando in punta di diritto costituzionale, ci sarà nel prossimo Parlamento una maggioranza politica e numerica in grado di esprimere un Governo? A queste domande, che assillano protagonisti e osservatori della scena politica italiana, si può tentare di rispondere, almeno in parte, attraverso l’analisi della legge elettorale con la quale concretamente si andrà a votare (il cosiddetto Rosatellum bis, approvato in via definitiva dal Senato il 26 ottobre 2017) e del sistema elettorale da questa delineato, nonché degli scenari prospettati dai sondaggi.

simboli rosatellum

I simboli presentati per le prossime elezioni politiche del 4 marzo. (TPI)

MA PRIMA, UN BREVE RIPASSO DI DIRITTO – Cominciamo spiegando che cosa si intenda, in generale, per “sistema elettorale”, in modo tale che l’esame del Rosatellum risulti più chiaro. Il sistema elettorale altro non è che il meccanismo in base al quale, in occasione di una consultazione elettorale, si procede alla trasformazione dei voti espressi dagli elettori in seggi (ad esempio, seggi parlamentari).

Gli elementi fondamentali che caratterizzano ogni sistema elettorale sono due, la dimensione dei collegi da un lato, la formula elettorale dall’altro. Quanto ai collegi, essi sono le porzioni del territorio nazionale prese in considerazione per l’assegnazione dei seggi in base ai voti conseguiti: potremo avere collegi uninominali, che assegnano cioè un unico seggio, o collegi plurinominali, in cui è in palio un numero di seggi pari o superiore a due.

Per quanto riguarda invece la formula elettorale, essa consiste nel concreto meccanismo matematico di trasformazione dei voti in seggi e ne esistono due tipologie: la formula maggioritaria, che tipicamente opera su collegi uninominali e prevede che il seggio assegnato da ciascun collegio vada al candidato che ottiene la maggioranza dei voti, e la formula proporzionale, che si basa su collegi plurinominali e comporta che all’assegnazione dei seggi partecipino tutte le liste presenti nel collegio, salvo il caso in cui esista una soglia di sbarramento, ovvero una percentuale minima di voti da ottenere per accedere alla ripartizione dei seggi.

A ciascuna lista ammessa al riparto sarà assegnato, secondo precisi metodi matematici, un numero di seggi proporzionale ai voti conseguiti; per determinare poi i candidati di ciascuna lista che andranno ad occupare i seggi così ottenuti si potranno seguire due metodi principali, a seconda che all’elettore sia consentito o meno esprimere un voto di preferenza: nel primo caso si terrà conto dei candidati con il maggior numero di preferenze, fino a coprire tutti i seggi conseguiti dalla lista, nel secondo, quello delle cosiddette liste bloccate, si seguirà l’ordine di presentazione dei candidati nelle liste stesse, anche qui fino a occorrenza dei seggi spettanti a ciascuna.

(LaPresse)

IL ROSATELLUM BIS – Vediamo adesso come i diversi elementi visti fin qui si combinano nel Rosatellum bis. Dal punto di vista della formula elettorale si tratta di un sistema misto in cui il 36% dei seggi (cioè 232 alla Camera e 116 al Senato) saranno assegnati con sistema maggioritario a turno unico, mentre il restante 64% (386 seggi alla Camera e 199 al Senato) sarà distribuito con metodo proporzionale.

Più in dettaglio, per quanto riguarda la parte maggioritaria il territorio nazionale sarà diviso in tanti collegi uninominali quanti sono i seggi da assegnare e in ogni collegio, a ciascun candidato che sia sostenuto da una singola lista (come nel caso dei candidati del Movimento 5 Stelle) o da una coalizione di liste (come per centrodestra e centrosinistra), sarà sufficiente prendere anche un solo voto in più dei diretti rivali.

Come facilmente comprensibile, quello dei collegi uninominali è un sistema che incentiva la formazione di coalizioni, favorite nella vittoria in quanto su un candidato “di coalizione” convergeranno i voti di tutti gli elettori dei partiti che compongono la coalizione medesima, laddove il candidato di una lista non coalizzata potrà contare solo sugli elettori di quella lista. Concretamente, nel caso del Rosatellum bis la forza maggiormente svantaggiata dal sistema dei collegi è certamente il Movimento 5 Stelle, programmaticamente ostile ad ogni alleanza, e questo può aiutare a spiegare il voto contrario dei grillini in sede di approvazione parlamentare della legge.

Quanto poi alla parte proporzionale del Rosatellum, qui il territorio nazionale sarà diviso in collegi plurinominali, 63 alla Camera e 34 al Senato, in cui i seggi in palio saranno assegnati, secondo il metodo del quoziente e dei più alti resti, alle liste e alle coalizioni che supereranno a livello nazionale le soglie di sbarramento previste per entrambi i rami del Parlamento (il 3% per le liste non coalizzate e il 10% per le coalizioni, con deroghe per le liste che rappresentano minoranze linguistiche e, al Senato, anche per quelle che ottengono il 20% dei suffragi in una regione): in termini molto generali basti sapere che il totale nazionale dei voti validi sarà diviso per il totale dei seggi assegnare (quindi 386 in un caso e 199  nell’altro) così da ottenere il quoziente elettorale.

Il numero di seggi ottenuto da ciascuna coalizione o lista verrà poi calcolato dividendo il totale dei voti validi di ciascuna coalizione o lista per il quoziente elettorale. Al dato così ottenuto su base nazionale, seguiranno comunque, prima di avere l’esatta determinazione dei seggi spettanti a ciascuna coalizione o lista, degli aggiustamenti prima a livello di circoscrizione e poi di singolo collegio plurinominale.

Il discorso sulle soglie di sbarramento merita comunque un approfondimento per quanto riguarda le coalizioni. Nel loro caso, infatti, accanto alla soglia complessiva del 10% su base nazionale già vista, ne sono previste altre che riguardano le singole liste che le compongono: queste, infatti, per ottenere seggi devono comunque superare la soglia del 3% nazionale valida, come si diceva prima, per le liste non coalizzate. Se non raggiungono il fatidico 3% , le ipotesi possibili sono due, a seconda che prendano una percentuale di voti compresa tra l’1 e il 2,9% o al di sotto del 1%: nel primo caso, pur non ottenendo seggi per sé, vedranno i loro suffragi andare ad ingrossare il bottino della coalizione (eventualmente suddividendosi proporzionalmente tra le liste della coalizione ammesse al riparto dei seggi); nel secondo caso, semplicemente i loro voti andranno dispersi.

rosatellum scheda camera

Fac-simile della scheda che sarà utilizzata per il voto alla Camera. (Ministero dell’Interno)

COME SI VOTA, NEL CONCRETO – Passiamo adesso a vedere come sarà concretamente possibile esprimere il proprio voto. Come si può osservare dai fac-simile rilasciati dal Ministero dell’Interno, sulla scheda, sia per la Camera che per il Senato, l’elettore troverà il nome di ciascun candidato nel collegio uninominale stampato su un rettangolo orizzontale, sotto al quale vi saranno dei riquadri contenenti il simbolo della lista (o i simboli delle liste) a sostegno e i relativi candidati (da due a quattro nomi per ciascuna lista) nella parte proporzionale.

Si potrà votare in tre modi: con una croce sia su un candidato di collegio sia sul contrassegno della lista (o di una delle liste) a sostegno, e il voto andrà sia all’uno che all’altra; con una croce sul solo contrassegno di una lista, e il voto si estenderà anche al candidato di collegio da questa sostenuto; con un croce sul solo candidato di collegio, e il voto si estenderà alla lista a sostegno in caso di lista singola, mentre si distribuirà proporzionalmente tra le liste a sostegno, in base ai voti conseguiti da ciascuna, nel caso di liste coalizzate.

Non sarà possibile, pena l’annullamento della scheda, il cosiddetto voto disgiunto, cioè votare sia un candidato al collegio uninominale che una lista diversa da quelle che lo sostengono: un elemento, questo, che differenzia il Rosatellum da un precedente sistema elettorale misto in vigore in Italia, il cosiddetto Mattarellum, e che secondo alcuni costituzionalisti, come ad esempio Valerio Onida, andrebbe ad attenuare il valore del collegio uninominale.

Inoltre, nella parte proporzionale non si potranno esprimere preferenze per i candidati in quanto è previsto il sistema delle liste bloccate, certo analogo a quello del Porcellum, ma con significative novità introdotte per venire incontro ai rilievi mossi dalla Corte Costituzionale nella sentenza (1/2014) con la quale si dichiarava l’incostituzionalità di parti della legge Calderoli: si tratterà infatti, come si diceva prima, di liste corte stampate sulla scheda accanto al simbolo di ogni lista, così da favorire la riconoscibilità dei candidati da parte degli elettori (si ricorderà che, al contrario, il Porcellum prevedeva liste bloccate molto lunghe e riportate per esteso solo all’esterno dei seggi, mentre sulla scheda elettorale compariva il solo contrassegno di lista).

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La Camera dei Deputati. (Today)

CUI PRODEST? – Infine proviamo a rispondere alla domanda che ci siamo posti all’inizio: come è possibile vincere le elezioni con il Rosatellum bis? Secondo un articolo di Roberto D’Alimonte, apparso nell’ottobre 2017 sul Sole 24Ore, la combinazione vincente per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi è 40-70, ovvero sarà necessario ottenere il 40% dei suffragi nella quota proporzionale e vincere nel 70% dei collegi uninominali.

Se, almeno stando ai sondaggi pubblicati prima del divieto scattato il 16 febbraio, la soglia del 40% nel proporzionale sembra essere a portata di mano della coalizione di centrodestra (in alcuni sondaggi data al 38%), decisamente più aperta la competizione nei collegi uninominali, specie in 35 collegi del Sud, dove a giocarsi quella che potrebbe essere la partita decisiva per la vittoria finale sembrano essere il centrodestra e il Movimento 5 Stelle, mentre la coalizione di centrosinistra sembrerebbe tagliata fuori da questo testa a testa.

Comunque sia, il meccanismo del Rosatellum ci mette del suo nel rendere la situazione del post voto potenzialmente caotica: all’indomani del 4 marzo, infatti, potremmo trovarci di fronte ad una situazione tale per cui avremo, in entrambi i rami del Parlamento, una notevole discrasia tra la prima coalizione, presumibilmente il centrodestra, che tuttavia potrebbe non avere la maggioranza assoluta, il primo partito, con ogni probabilità il Movimento 5 Stelle, e il primo gruppo parlamentare, forse quello del Partito Democratico, che sembra dipendere in tal senso dagli alleati minori +Europa, Civica Popolare e Insieme. Purché, ovviamente, questi ultimi si mantengano al di sotto del 3%, soglia sopra la quale otterrebbero seggi per se stessi sottraendoli allo stesso Pd, e al di sopra dell’1%, percentuale al di sotto della quale vedrebbero dispersi i propri consensi.

A complicare ulteriormente il quadro proposto dal Rosatellum, infine, contribuisce anche l’alta quota di indecisi, pari, secondo una rilevazione di Quorum/Youtrend, al 30% degli elettori, che mostrano un profilo socio-demografico piuttosto definito: il 64% degli indecisi è infatti composto da donne, per la stragrande maggioranza non laureate, astenutesi in precedenti consultazioni elettorali e deluse da Matteo Renzi. Proprio questa componente del corpo elettorale potrebbe essere fondamentale per far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra, contribuendo, forse, ad evitare lo scenario di un hung Parliament, un Parlamento senza maggioranza certa, che sembra allo stato attuale, altamente probabile.

Laureato in Lettere Classiche alla Sapienza di Roma e attualmente iscritto al corso di laurea magistrale in Linguistica presso la stessa università, per ragioni ancora non del tutto chiare mi interesso di politica, comunicazione e sondaggi senza dimenticare le radici classiche della mia formazione.

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