27 anni prima di Greta ci fu Severn, e il mondo non la ascoltò

Nel 1992, una bambina di dodici anni parlò di cambiamenti climatici di fronte alle Nazioni Unite, zittendo il mondo per cinque minuti. Cosa è stato di lei?

«Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote». Così, con un monologo emozionante e coinvolgente di fronte alle Nazioni Unite, le lacrime di rabbia della giovane Greta Thunberg si sono diffuse in tutto il globo, producendo sia comprensibile speranza che risibili critiche. Resta da chiedersi se l’attenzione mediatica porterà a risultati concreti rispetto ai cambiamenti climatici, e purtroppo va constatato che il precedente non fu positivo. Nel 1992, infatti, fu una dodicenne a precorrere Greta e parlare di clima davanti all’Onu. Severn Cullis-Suzuki rimase nota come la “bambina che zittì il mondo per cinque minuti”, ma fallì nel produrre risultati concreti in un mondo che allora, forse, ancora non voleva ascoltare. Chi è Severn, e cosa è stato di lei?

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David Suzuki e Severn Cullis-Suzuki nel 2015, per Canadian Living. (Jessica Venturi/Canadian Living)

Chi è Severn Cullis-Suzuki

Severn Cullis-Suzuki nacque a Vancouver nel 1979, figlia del genetista e ambientalista David Suzuki. Il background familiare la aiutò di certo a sviluppare una coscienza critica rispetto a tali temi fin dalla giovane età, soprattutto in un periodo storico in cui i pericoli dell’espansione umana incontrollata erano sì noti, ma non sotto i riflettori del mondo come oggi. David Suzuki, infatti, fu uno dei primi scienziati a dedicarsi anima e corpo alle questioni dei cambiamenti climatici e delle energie alternative: divulgatore per la televisione canadese fin dagli anni Settanta, dal 1979 condusse sulla CBC The Nature of Things.

Si trattava di un programma che oggi definiremmo avanguardistico: nello stesso periodo in cui le grandi compagnie petrolifere negavano ogni veridicità in merito ai cambiamenti climatici – come Exxon, che insabbiò le proprie fonti interne nel 1977 – Suzuki senior conduceva le puntate del suo programma cercando di accendere nel pubblico l’interesse per il mondo naturale, per far scattare la scintilla che avrebbe portato a una cultura di stampo sostenibile.

In questo senso, la piccola Severn fu decisamente una figlia d’arte. A soli 9 anni fondò l’organizzazione giovanile ECO (Environmental Children’s Organization), dedita alla sensibilizzazione tra giovanissimi rispetto ai temi ambientali. Fu proprio grazie all’ECO che Severn poté ritrovarsi a parlare di fronte ai potenti del mondo. Nel 1992, i giovani diedero il via a una campagna di raccolta fondi, con la quale raccolsero il necessario per presenziare al Summit della Terra che si svolse a Rio de Janeiro dal 3 al 14 giugno di quell’anno.

Il discorso di Severn Cullis-Suzuki a Rio.

La bambina che zittì il mondo per cinque minuti

Il Summit della Terra, ufficialmente UNCED (United Nation Conference on Environment and Development), produsse documenti assai rilevanti come la celebre Dichiarazione di Rio e l’Agenda 21: questi testi, sebbene non direttamente vincolanti, sono oggi tra le più importanti basi giuridiche dei “diritti umani di terza generazione”, nello specifico in merito all’ambiente e alla sostenibilità.

Eppure, nonostante ogni buona intenzione dei delegati, il mondo era ancor meno propenso al cambiamento di quanto non lo sia oggi: tanto che, quando una bambina di 12 anni si parò di fronte all’Assemblea affrontando i problemi in modo diretto, nessuno seppe cosa risponderle.

Severn Cullis-Suzuki fece il lungo viaggio dal Canada al Brasile con tre compagni di avventura, i membri di ECO Morgan Geisler, Michelle Quigg e Vanessa Suttie. Quando giunge il suo turno di parlare di fronte ai delegati, il pubblico dell’aula dimostra un atteggiamento perlopiù incuriosito e paternalistico. Durante i sei minuti del discorso di Severn, qualche espressione inizia a mutare. C’è ora chi tende all’imbarazzo, chi guarda in basso e chi è totalmente preso dalle parole di quella bambina.

«Siamo un gruppo di dodicenni e tredicenni che cercano di fare la differenza. Abbiamo raccolto da soli i soldi necessari per venire qui, per percorrere 5000 miglia e dire a voi adulti che dovete cambiare il vostro stile di vita. Nel venire qui oggi, non ho interessi nascosti. Sto combattendo per il mio futuro. Perdere il futuro non è come perdere un’elezione, o qualche punto sul mercato azionario. Sono qui per parlare in nome di tutte le generazioni future. Sono qui per parlare in nome dei bambini affamati i cui pianti rimangono inascoltati. Sono qui per parlare in nome degli innumerevoli animali che muoiono in tutto il pianeta perché non sanno più dove andare.»

«Ho paura di stare sotto il sole a causa del buco nell’ozono. Ho paura di respirare perché non so quali agenti chimici ci siano nell’aria. Andavo a pescare con mio padre a Vancouver, dove vivo, finché qualche anno fa non abbiamo trovato quei pesci pieni di tumori. E ora sentiamo di animali e piante che si estinguono ogni giorno, sparendo per sempre.»

[…]

«Sono solo una bambina e non ho tutte le soluzioni, ma vorrei che realizzaste di non averle nemmeno voi. Non sapete come riparare i buchi nello strato d’ozono, non sapete come far risalire a un salmone un fiume in secca, non sapete come riportare in vita un animale estinto, non sapete portare indietro la foresta che cresceva dove ora c’è un deserto. Se non sapete come riparare le cose, vi prego, smettete di romperle.»

[…]

«I genitori dovrebbero poter confortare i propri figli dicendo loro: “Andrà tutto bene, non è la fine del mondo e stiamo facendo tutto il possibile”. Ma non credo che possiate più dirci questo. Ci siamo, sulla vostra lista di priorità? Mio padre dice sempre: “Sei ciò che fai, non ciò che dici”. Be’, quello che fate mi fa piangere la notte. Voi adulti dite di amarci, ma vi sfido – per favore – fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole. Grazie.»

Applausi radi e imbarazzati chiusero il discorso di Severn Cullis-Suzuki.

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Severn Cullis-Suzuki. (Myles Clark/Deutsche Welle)

Dov’è Severn Cullis-Suzuki oggi

Ventisette anni dopo quel discorso a Rio, Severn ha 39 anni e vive con suo marito e due figli sull’isola canadese di Haida Gwaii. Ha ovviamente continuato a occuparsi di clima: nel 2002 si è laureata a Yale in Ecologia e Biologia Evoluzionistica, rimanendo attiva nell’ambito e fondando il think-tank sulla sostenibilità The Skyfish Project. Nei primi anni Duemila, i suoi progetti l’hanno condotta a parlare di ambiente con noti esponenti politici, tra cui George W. Bush, e fare una “ramanzina” direttamente alla Nike Corporation, in quegli anni vero e proprio “mostro” del turbo-capitalismo agli occhi di chi predicava sostenibilità per il mondo.

Con l’aiuto del Segretario Generale Onu Kofi Annan, del cui Special Advisory Panel Severn era membra, The Skyfish Project riuscì a portare le proprie idee al Summit sullo Sviluppo Sostenibile di Johannesburg (2002). Il progetto, infine, si dissolse quando Severn Cullis-Suzuki ritornò ai suoi studi, con un dottorato in Etnobotanica. La canadese ha inoltre condotto il programma per bambini Suzuki’s Nature Quest su Discovery.

Alla luce del riacceso entusiasmo per l’attivismo ambientalista, di recente Severn Cullis-Suzuki ha parlato al Vancouver Sun del suo storico discorso: «Quando lo riguardo, penso: “Wow, quello sì che è stato un bel discorso. Non tutti i miei discorsi sono così; credo fosse perché ci eravamo allenati duramente […] Ma poi siamo piombati in alcuni fra i peggiori decenni in termini di degrado ambientale e disparità in ricchezza e potere. Perciò credo che fummo ascoltati, ma mi chiedo perché poi si andò nella direzione opposta.»

Il recente discorso di Greta Thunberg alle Nazioni Unite.

Greta riuscirà dove Severn ha fallito?

Molte sono le similitudini riscontrabili tra il discorso di Severn Cullis-Suzuki e quello, più recente, di Greta Thunberg. Non mancano, però, anche le differenze.

La prima è ovviamente data dal contesto: il mondo di oggi è (in linea di massima) più sensibile a un problema, quello dei cambiamenti climatici, che era avvertito anche ventisette anni fa. Oggi, però, siamo al punto di non ritorno. Se nel tardo XX secolo era un’infausta profezia costellata da segni che era possibile ignorare, oggi l’effetto del dramma ambientale si percepisce chiaramente ogni giorno. Anche il grande pubblico, di certo, è sempre più informato e sensibilizzato rispetto al tema.

La seconda differenza sta nel ruolo dei media e nella percezione del fatto. Il discorso di Greta è rimbalzato in tutto il mondo a una velocità pazzesca, generando un’infinità di discussioni in più di quanto avrebbe potuto fare Severn nel 1992. Ciò, ovviamente, è un’arma a doppio taglio: alla pubblicità seguono le critiche, con tutte le storture del mondo digitale che siamo abituati a conoscere. Se il discorso di Severn poteva generare reazioni sulla classica falsariga di “Ascoltiamo i bambini, i bambini sono il futuro”; oggi non è raro vedere sessantenni accanirsi su una tastiera per augurare la morte a una sedicenne dall’altra parte del mondo.

E corre così la disinformazione: dal negazionismo climatico, propagandato da quei colossi inquinanti che ancora faticano a morire, all’attacco diretto alla stessa figura della ragazzina svedese, spesso accusata di essere manipolata da non meglio definiti “poteri forti”, o in ogni caso fomentata e “perfezionata” nel modo d’apparire dai genitori attori. Quest’ultima accusa è forse la più veritiera, ma non dovrebbe comunque importare: Greta e il suo entourage hanno dimostrato più volte come Fridays for Future non sia una trovata pubblicitaria per arricchirsi, bensì un movimento caratterizzato da indipendenza e valori etici sottostanti.

La terza differenza, infine, sta nell’ipocrisia di fondo: se il discorso di Severn, tagliente ma moderato nei toni, fu accolto da applausi imbarazzati di delegati rimasti senza parole, oggi il mondo non si è “zittito per cinque minuti”. Greta ha rivolto occhi pieni di furia e lacrime, parole piene di veleno e odio verso un’intera generazione. E quella generazione ha risposto con applausi scroscianti. Oggi, più che mai, occorre fare attenzione a quanto diceva David Suzuki, nelle parole di Severn: si è ciò che si fa, non ciò che si dice. Sulla carta sono tutti amici dell’ambiente, e il ruolo preponderante dei media odierni aiuta a confondere le acque e impedire che si capisca sempre quanto sia verità e quanto pubblicità, quanti numeri siano realtà dei fatti e quanti propaganda.

Questo è un rischio al quale bisogna dedicare un occhio di riguardo, mentre ci si chiede se la protesta di Greta produrrà effetti concreti in un mondo che, nonostante tutto, fatica ancora a cambiare. La realtà è sotto gli occhi di tutti: non da Greta oggi, e forse nemmeno da Severn ieri, possiamo dire di non essere stati avvisati.

Valerio Bastianellihttps://buntekuh.it
Sono laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università La Sapienza e in Informazione, Comunicazione ed Editoria all'Università di Tor Vergata. Sono fondatore e direttore editoriale di Bunte Kuh, oltre che autore e responsabile tecnico per theWise Magazine.

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