Storia di Cola di Rienzo, il popolano che fu signore di Roma

L’ascesa e il declino di Cola di Rienzo a Roma, uno dei personaggi più incredibili e inaspettati del Medioevo italiano e di quello europeo in generale.

Storia di Cola di Rienzo, il popolano che fu signore di Roma
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L’ascesa politica di Cola di Rienzo a Roma fu uno degli eventi più incredibili e inaspettati dell’Italia del XIV secolo, e forse dell’intero Medioevo. La sua figura è qualcosa di eccezionale e che sfugge a ogni tipo di classificazione, senza paragoni col resto dei signori che presero il potere in Italia durante il complicato e per nulla lineare passaggio dal comune alla signoria.

La lunga strada per Avignone

Il contesto in cui accade questa vicenda è quello di una città scossa dalla lotta tra il papa Bonifacio VIII e Filippo il Bello, re di Francia – conflitto che aveva visto trionfare quest’ultimo come indiscusso vincitore. Nel 1302 il sovrano transalpino aveva deciso di appropriarsi delle decime, ossia i tributi destinati al clero. Questo intervento provocò l’ira di Bonifacio VIII il quale, convinto che il papato rappresentasse la massima autorità politica della cristianità, non accettava di essere trattato come un semplice capo di Stato invece che come il vicario di Cristo. Nemmeno un re cattolicissimo e potente come Filippo, secondo la sua ottica, avrebbe dovuto porsi al di sopra di lui.

Inebriato da questa idea di teocrazia pontificia, il pontefice non si accorse di quanto essa fosse ormai anacronistica e andò allo scontro aperto.
Irremovibile dalle sue decisioni – che in un primo momento videro anche la scomunica del re di Francia – su proposta di Filippo si tenne un concilio per decidere cosa fare di lui. Il sovrano mandò un suo consigliere in Italia con il compito di catturare Bonifacio e di portarlo al concilio: questi si presentò indifeso e venne catturato. Liberato da una sommossa popolare, morirà pochi anni dopo. Per il papato fu un segno drammatico di perdita di potere e di prestigio.

Il nuovo papa Clemente V, francese venne eletto nel 1305, non scenderà mai a Roma, spostando “provvisoriamente” la residenza ad Avignone. La città ospitò i papi per settant’anni sotto l’influenza del re francese, sebbene non si trattò di un periodo di subordinazione assoluta e decadenza, quale normalmente è creduto.

Tuttavia, il trasferimento ad Avignone condusse nel breve periodo a un forte indebolimento dell’autorità centrale, che divenne molto labile. I territori dello stato pontificio videro ovunque crescere e rafforzarsi le autonomie comunali – processo di per sé già in atto ma che vide un’accelerazione – ma soprattutto di signori locali che videro un’occasione più unica che rara per affermare il proprio potere su una o più città. Anche le altre potenze italiane erano pronte a espandersi sfruttando il vuoto di potere.

A Roma, il comune era nato in funzione antipapale e fin da subito entrò in conflitto con il pontefice, che ne limitava l’autonomia politica e commerciale. Il periodo avignonese rese ancora più caotica la vita politica della città eterna, preda degli scontri tra le grandi famiglie nobiliari dei Colonna, degli Orsini e dei Caetani per il suo controllo.

cola di rienzo
Busto di Cola di Rienzo ai giardini del Pincio, a Roma.

Cola di Rienzo: un’improbabile ascesa

È in questo ambiente che emerge la figura di Cola di Rienzo. Popolano insolitamente colto, figlio di un taverniere, cresciuto con il mito della Roma imperiale e notaio; si recò ad Avignone per chiedere a Clemente VI di ritornare a Roma, e il papa lo fece notaio della Camera capitolina. Tornato nell’Urbe, egli riuscì a guadagnare talmente tanto consenso e seguito che nel maggio 1347, in seguito a un’insurrezione popolare, si impadronì del Campidoglio con un colpo di Stato, facendosi proclamare “tribuno della pace, della libertà e della giustizia e liberatore della Sacra Repubblica Romana“.

Sulla durata del suo mandato non si sa praticamente nulla: verosimilmente fu lasciata appositamente sul vago, anche se non è da escludere che gli siano stati dati poteri eccezionali di lunga durata. Cola si diede un preciso programma politico: sottomettere i nobili, restaurare l’antica repubblica romana, stringere intorno a Roma i comuni e i signori dell’Italia centrale in un ambizioso, per non dire folle, programma di inquadramento. Inutile dire che ciò provocò immediatamente l’ira dei nobili, mentre fu guardato con sospetto dal papa e dagli altri comuni.

L’iniziativa ebbe però un iniziale successo con le riforme dell’amministrazione cittadina in funzione anti-nobiliare. Cola di Rienzo fu vittima, nel novembre dello stesso anno, di una congiura aristocratica che lo allontanò dalla città – sebbene il suo timore possa aver ingigantito la reazione alla stessa. Nel corso di questa parentesi, fuggì a Praga per parlare dei suoi piani con l’imperatore, ma fu imprigionato e poi – liberato dal papa – rispedito a Roma. Questa sembrò essere la sua fine politica, ma non fu così.

Nel frattempo, la situazione nello Stato della Chiesa era diventata insostenibile per il papato, stanco dei vari signori che dominavano sui suoi territori: come ad esempio i Malatesta a Rimini, gli Ordelaffi a Forlì e i Manfredi di Faenza. Innocenzo VI dunque affidò il compito di restaurare la sua autorità al cardinale Egidio di Albornoz, e pensò di fare di Cola uno strumento di questo disegno.

Nel 1354 questi rientrò a Roma con la carica di senatore – così si chiamava il capo del comune romano – ma la sua esaltazione rasentava ormai la follia, e la sua politica autoritaria e di fiscalismo gli alienò la simpatia del popolo. Nello stesso anno fu ucciso dalla folla durante una sommossa popolare, sobillata dalla grande stirpe nobiliare dei Colonna.

La sua fine ingloriosa pose fine agli unici due esperimenti di signoria personale del comune di Roma. Essa appare eccezionale per vari motivi. Non solo per la sua brevità in entrambe le occasioni, ma perché a prendere il potere fu una persona di umili origini, che non apparteneva neanche alla borghesia cittadina, ma addirittura un popolano. Cola di Rienzo sfugge in questo senso a ogni tipo di classificazione. Unico, tra i signori di popolo, a venire davvero da esso; figura che resta nel mistero per la sua capacità di convincere prima la popolazione di Roma e poi il papa a dargli il potere, per poi perderlo poco tempo dopo.

Diversa fortuna ebbe il cardinale Egidio d’Albornoz, il quale, oltre a riportare l’ordine nell’ Stato della Chiesa, vi diede pure l’assetto costituzionale con cui esso si resse fino al XIX secolo.

Fonti cartacee:

  • G. Piccinni, I mille anni del Medioevo, Mondadori, 2007.
  • A. Zorzi, Le signorie cittadine in Italia (secoli XIII-XV), Mondadori, 2010.
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